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LA DENUNCIA PARTITA DA
METER
PEDOFILIA/OTTO MESI DI CONDANNA PER ALTOATESINO. LA DENUNCIA PARTITA DA METER.
Bolzano 18/10/2007 ---- E? di stamane la notizia che il Tribunale di Bolzano ha condannato a otto mesi di reclusione (con applicazione dell?indulto) un altoatesino accusato di aver scaricato da Internet (ed aver archiviato sul proprio computer) centinaia di foto pedopornografiche ed una ventina di filmati dello stesso genere. A finire davanti ai giudici è stato M.M. di 38 anni che ha affrontato il processo con rito ordinario difeso dall?Avv. Marco Boscarol.
A mettere nei guai l?uomo è stato un blitz della Polizia Postale di Bolzano su indagine di quella di Catania nella sua abitazione il 13 dicembre di tre anni fa. Gli agenti, a conclusione di una serie di accertamenti erano intervenuti sequestrando non solo il PC ma anche una ?chiavetta Usb? nella cui memoria furono rinvenute altre immagini vietate.
L?indagine nei confronti dell?altoatesino era partita dalla segnalazione inviata alla Polizia Postale di Catania dell?Associazione Meter di don Fortunato Di Noto (www.associazionemeter.org) .
La Procura della Repubblica altoatesina ha sempre sottolineato che l?ingresso al sito in questione non era libero.
In effetti anche in dibattimento è stato confermato che per accedere ai filmati e alle foto pedopornografiche era necessaria l?iscrizione con una trafila piuttosto complessa che l?imputato avrebbe seguito passo per passo. Ecco perchè il pubblico ministero Donatella Marchesini ha sempre ritenuto non credibile la tesi difensiva secondo la quale la connessione con il materiale pornografico di genere proibito fosse avvenuta del tutto casualmente.
In sostanza l?imputato non ha mai ammesso la propria responsabilità in relazione alla detenzione delle foto e dei filmati pedopornografici rinvenuti in due hard disc sequestrati. L?uomo, un tranquillo impiegato sposato, si è sempre difeso ammettendo di essere un appassionato visitatore di siti pornografici, non però di quelli di carattere pedofilo.
Nelle precedenti udienze l?avvocato difensore Marco Boscarol aveva anche ottenuto di sottoporre i computer in questione ad una attenta verifica tecnica per dimostrare che alcune immagini pedopornografiche erano state rimosse dalle memorie telematiche su iniziativa dello stesso imputato.
La circostanza è stata confermata sotto il profilo tecnico ma non è stata sufficiente a dimostrare la casualità del riversamento di determinate immagini il cui possesso è vietato dal codice penale.
Anzi, nel corso del dibattimento è stato dimostrato che la polizia postale siciliana che curò l?inchiesta arrivò a identificare il computer di M. M. a seguito delle ripetute connessioni volontarie con il sito pedofilo individuato dalla polizia postale. Alla fine il tribunale ha accolto la richiesta di condanna avanzata dalla Procura anche se con una condanna a 8 mesi di reclusione, di fatto cancellata per la concessione dell?indulto. I fatti in questione avvennero prima delle aggravanti recentemente previste dal codice per reati di questo tipo.
Qutotidiano Alto Adige (ma.be.)
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