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METER/procurato allarme PDF Stampa E-mail
mercoledì 09 luglio 2008
Archiviato il procedimento contro il nostro presidente don Fortunato Di Noto
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 METER/PROCURATO ALLARME, ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO CONTRO DON DI NOTO. IL SACERDOTE: OTTO MESI DI AMAREZZA. PERCHE?  

I LEGALI SUMA E GULIZIA: “INCONSISTENZA GIURIDICA E INFODATEZZA DELLE ACCUSE. RESTITUITA INTEGRITA’ E SERENITA’ A DON DI NOTO”.

Siracusa, 9 luglio 2008 ----   Archiviato il procedimento contro don Fortunato Di Noto, accusato dal procuratore catanese Enzo Serpotta di procurato allarme per un comunicato stampa in cui il sacerdote a tutela dell’infanzia e contro la pedofilia presidente di Meter (www.associazionemeter.org) denunciava con un comunicato nel novembre 2007 l’effrazione nello Sportello Meter di Acicastello (Ct), definendola “raid vandalico”. Dopo un iter giudiziario durato otto mesi finalmente il sostituto procuratore Mario Bisogni della Procura della Repubblica di Siracusa, cui Serpotta aveva trasferito l’incartamento Di Noto, ha deciso di chiederne l’archiviazione.

LE MOTIVAZIONI- Anche se per il dott. Bisogni “le indagini trasmesse dalla Procura di Catania appaiono complete ed esaustive”, il comunicato non viola affatto il codice penale perché non riferisce notizie false e tendenziose come l’articolo 656 del codice prevede. False e tendenziose, infatti, sono le notizie che “pur riferendo cose vere, le presentino tuttavia in modo che chi le apprende possa avere una rappresentazione alterata della realtà”. Per il magistrato siracusano, il comunicato “non sembra contenere notizie false esagerate o tendenziose”. E spiega: “Il titolo ‘forte’ del comunicato, ‘raid vandalico’, trova infatti adeguata correzione nel corpo del testo dove lo stesso Di Noto afferma di non avere alcuna certezza sulla matrice dell’evento (…) ribadendo la volontà di proseguire comunque le sue attività associative”. Né il comunicato turba l’ordine costituito, “atteso che il tenore ampiamente dubitativo dello stesso non risulta idoneo a incardinare ‘un concreto ed effettivo stato di minaccia per l’ordine legale mediante mezzi illegali idoneo a scuoterlo’”. Insomma, normale attività giornalistica per Bisogni. Che il 9 giugno di quest’anno, otto mesi dopo, chiede l’archiviazione del procedimento. E per il Gip di Siracusa, Vincenzo Panebianco, “si è trattato di un modesto episodio di erronea interpretazione di un accadimento, scusabile maggiormente perché operato da soggetto che comunque, a cagione di una sua meritoria attività di rilievo sociale, è stato più volte soggetto a pressioni e minacce anche pesanti, che a parere di questo decidente, non ha comportato neanche il pericolo di un serio e rilevante turbamento dell'ordine pubblico”. Pratica archiviata.

LA VICENDA- Tutto comincia quando la notte tra il 5 e 6 novembre 2007 lo Sportello Meter di Acicastello viene scassinato nella notte da alcuni vandali. Sfasciano la porta, mettono tutto a soqquadro e, forzata una cassetta, rubano anche 126 euro. Soldi raccolti per beneficenza. Don Fortunato, informato di prima mattina, corre dalla sede di Avola ad Acicastello per cercare di rincuorare i volontari: “Erano spaventati – ricorda – e temevano che la nostra avventura dovesse finire lì. Ho cercato di dire loro di stringere i denti e andare avanti, ma anche io ero inquieto”. Un’inquietudine che sfocia in un comunicato stampa in cui l’effrazione viene definita come “raid vandalico”. Una definizione che evidentemente non piace al procuratore aggiunto Enzo Serpotta, che il 15 novembre incrimina il sacerdote – che con Meter collabora da anni con magistratura, anche catanese,  e forze dell’ordine per la lotta alla pedofilia e pedopornografia online – per procurato allarme. Quindi l’incriminazione: don Di Noto avrebbe fatto passare “un semplice furtarello ad opera di sprovveduti ladruncoli per un raid vandalico” così da “suscitare la stima, la solidarietà, l' appoggio delle istituzioni e della cosiddetta società civile”.

LE PERQUISIZIONI- Non è tutto. Dalla procura catanese fuoriescono notizie circa l’iscrizione di don Fortunato nel registro degli indagati. Tutto questo mentre l’indagato si trova a Pordenone per un convegno sulla pedofilia ed è all’oscuro di tutto. Tanto che lo apprenderà solo all’aeroporto di Catania Fontanarossa appena sceso dall’aereo: alcuni finanzieri dello scalo etneo lo avvicinano e lo informano della decisione di Serpotta. Intanto le agenzie hanno battuto la notizia, che fa il giro del mondo: il sacerdote che combatte i pedocriminali è indagato per procurato allarme; mentre altri sei finanzieri perquisiscono la sede centrale di Meter ad Avola, con mandato di perquisizione anche per l’abitazione del sacerdote e della parrocchia ove lo stesso svolge il suo ministero. Ecco che cosa dice don Di Noto : “Sono venuti ben sei finanzieri nella nostra sede di Avola e altri tre in quella di Acicastello. E tutto questo per cosa? Per avere il testo di un comunicato stampa. Bastava chiedermelo e glielo avrei fatto avere immediatamente”. Poi si domanda: “Sto leggendo le agenzie, ho visto oggi i telegiornali e da tutte le parti c' è la mia foto e sotto la scritta: indagato. Questo è il vero procurato allarme. Vengo messo alla berlina sulle prime pagine dei giornali e ancora non ho ben capito per cosa. Sono ancora stordito: io sotto inchiesta per aver fatto un semplice comunicato di solidarietà per una incursione a una nostra sede”.

I COMMENTI DI DON DI NOTO - Anche se in quei giorni don Fortunato ha ricevuto innumerevoli manifestazioni di solidarietà da parte della politica e della società civile, l’amarezza rimane e si sfoga ora: “Per otto mesi non ho potuto firmare alcun atto pubblico dell’associazione Meter; le energie e le spese sostenute potevano spendersi per la lotta alla pedocriminalità, noi che collaboriamo da anni con giudici e polizia postale”. Poi si chiede: “Adesso che il procuratore Serpotta ha trasferito tutto ‘per competenza’ a Siracusa e Siracusa ha archiviato, mi chiedo perché sono stato indagato.  E’ da otto mesi che me lo chiedo: perché? Perché questo sterile e inutile accanimento? Quali ragioni per essere indagato, per aver rallentato la mia attività?”. Amarezza che pesa: “C’è stato un danno… – dice don Di Noto – spese, serenità, angoscia. Tutto su un reato inesistente”.

I LEGALI - AVV. MARIA SUMA, DEL FORO DI SIRACUSA, E GIAN MARCO GULIZIA, DEL FORO DI CATANIA

“Esprimiamo oggi tutta la nostra soddisfazione per il risultato ottenuto attraverso l’archiviazione del procedimento iscritto nei confronti di Don Fortunato Di Noto. La Procura di Siracusa, nella persona del dr. Marco Bisogni, ed il GIP , Dr. Vincenzo Panebianco, hanno avallato appieno le considerazione da noi sostenute sin dall’inizio circa l’assoluta infondatezza delle accuse oggetto di contestazione. Con ben due memorie difensive, depositate all’attenzione del procuratore Aggiunto di Catania, dr. Enzo Serpotta, avevamo sin da subito rappresentato la inconsistenza giuridica delle accuse mosse dalla Procura della Repubblica di Catania. Ciò che oggi ci rassicura e ci rende soddisfatti l’avere restituito a Don Fortunato serenità e integrità , ed ancora l’avere ottenuto il riconoscimento di quanto da mesi sostenevamo. Certo rimane il rammarico per avere atteso ben otto mesi per far luce su una vicenda che riteniamo, a fronte della sua evidente inconsistenza, non riteneva sinanco di meritare l’apertura di un procedimento penale

 
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