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Con una lettera aperta don Di Noto chiede «gesti forti in nome delle vittime dimenticate» PDF Stampa E-mail
mercoledì 18 luglio 2007

Con una lettera aperta don Di Noto chiede «gesti forti in nome delle vittime dimenticate» 

Pedofilia, un crimine vergognoso che la Chiesa condanna senza riserve.

Con una lettera aperta don Di Noto chiede «gesti forti in nome delle vittime dimenticate» 
Pedofilia, un crimine vergognoso che la Chiesa condanna senza riserve


Emanuela Bambara
E' di due giorni la notizia che l'arcidiocesi di Los Angeles ha accettato di pagare 660 milioni di dollari di risarcimento a 508 vittime di molestie da parte di membri del clero. Così torna prepotentemente attuale il problema dei preti pedofili, riportato con coraggio alla ribalta sulle pagine di «Avvenire» proprio da un sacerdote, don Fortunato Di Noto, da anni impegnato nella lotta alla pedofilia e agli abusi sui minori attraverso l'associazione da lui fondata «Meter». In una lettera aperta alla Chiesa cattolica, dal titolo «Venite e amate i piccoli e i deboli», lunedì 10 luglio, ha chiesto «gesti forti, anche in nome delle vittime dimenticate», per «non sentirsi dire, un giorno: tu non eri dalla mia parte».
Il fenomeno drammatico dei preti pedofili riguarda proprio gli Stati Uniti, dove sono stati denunciati circa cinquemila sacerdoti, in 50 anni. Soltanto un centinaio sono stati riconosciuti colpevoli. Se, da un lato, infatti, il numero dei sacerdoti condannati per abusi su minori è bassissimo, intorno all'1 per cento sul totale dei dichiarati colpevoli, il fenomeno è, d'altro lato, rilevante sul piano morale. La pedofilia è un delitto e una patologia che ha, purtroppo, origini antiche, antecedenti alla stessa nascita del Cristianesimo, perché riguarda la stessa natura dell'uomo e si manifesta in ogni settore della vita sociale e professionale. Secondo i dati delle Nazioni Unite, sono oltre 150 milioni i minori abusati nel mondo, per lo più da familiari o persone ben conosciute. In Italia, sarebbero stati circa 3.000 tra il 2000 e il 2005, soltanto in quest'ultimo anno 700. Nel 77,5 percento dei casi, bambine, sotto i dieci anni (35 per cento) o tra gli 11 e i 14 anni (34,8 per cento).
Il nostro Paese è quarto nella vergogna in Europa, la Germania al primo posto, seguita da Inghilterra e Spagna. Capita che l'orco vesta l'abito talare, così rassicurante, per i bambini. E proprio per questo è più pericoloso e raccapricciante. Quando si tratta del rappresentante di Dio in terra, l'orrore fa ancora più scandalo, così come quando si nasconde in un genitore, un familiare, un maestro, in chiunque rappresenti per il minore un modello di riferimento e una persona di fiducia. Scrive don Di Noto: «Quando ad abusare di un minore è un rappresentante della Chiesa, il crimine è ancora più orrendo perché in contrasto con la missione di chi dovrebbe agire in persona Christi, e quindi, va condannato senza riserve». Così, il sacerdote di Avola chiede «un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte» a tutti quei «preti che non avrebbero mai dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo mistero donato da Dio alla Chiesa». La Chiesa cattolica, dunque, dimostra di non voler coprire i preti pedofili. In più occasioni, lo stesso don Di Noto aveva dichiarato che già dal IV secolo «si è posta con durezza nei confronti di coloro che si macchiavano di questi reati, preti e laici che fossero», sospendendo a divinis dal ministero i sacerdoti che avessero confessato o fossero stati riconosciuti colpevoli nel giusto processo civile. In questi giorni, è tornato con forza sulla questione. Ove la colpa del sacerdote sia accertata e ammessa ? scrive ? «non può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti; non può celebrare i sacramenti; non può, nel nome di Gesù, rimanere prete. È meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di scomunica, disposti e normati in maniera del tutto definitiva dall'autorità ecclesiastica».
Un doppio appello, dunque. Ai preti che, in coscienza, riconoscano la loro inadeguatezza al ministero perché colpevoli di questa deviazione mentale e crimine tra i più gravi, affinché lascino il sacerdozio. Alle autorità ecclesiali, affinché vigilino maggiormente nella valutazione delle attitudini vocazionali e siano severi nel prendere provvedimenti nei casi accertati. Per quanto si tratti di un reato e di una patologia complessa e subdola, difficile da smascherare e, spesso, da prevenire, nonostante i segnali, il ruolo della formazione resta fondamentale. Il tema della pedofilia è stato affrontato, infatti, anche al primo Convegno nazionale degli educatori dei seminari d'Italia, all'inizio del mese in corso.


(Gazzetta del Sud, mercoledì 18 luglio 2007)

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Ecco il testo della Lettera Aperta pubblicata da Avvenire il 10/07/2007 e approfondita con una intervista su Radio Vaticana.

Ad oggi sono pervenute n. 50 sottoscrizioni di Vescovi, Sacerdoti, Laici. A giorni seguirà elenco.

 ?Venite e amate i piccoli e i deboli?.

Chi scrive queste poche righe è un prete che ama la Chiesa come la sua stessa vita, parroco ad Avola (SR) nel profondo sud Italia. Che 15 anni fa con l?Associazione Meter, nata nell?ambito della comunità cristiana, ha iniziato un lungo e spesso difficile impegno dalla parte dei bambini contro la pedofilia.

Non riesco a raccontare l?immenso dolore dei bambini accolti dopo essere stati lacerati da uomini crudeli che hanno fatto scempio di loro. E che continuano a farlo. Un dramma di proporzioni inaudite, talmente vasto e inimmaginabile che a stento se ne prende consapevolezza. Un olocausto di piccoli, spesso dimenticato perché incredibilmente straziante.

 Tanti adulti, uomini e donne, che non amano i bambini. Individui che appartengono a tutte le categorie sociali: dai padri alle madri, dai maestri ai bidelli, dai ricchi ai poveri. O anche preti.

Questa mia lettera, rivolta ai confratelli e vescovi, è per tutti quei ?preti che non avrebbero ma dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo ministero donato da Dio alla Chiesa?.

Chiedo un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte: non possiamo accettare che un prete abusante di bambini possa pensare di aver fatto cosa gradita a Dio e all?umanità. Se la colpa è accertata e ammessa non può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti; non può celebrare i sacramenti; non può, nel nome di Gesù Cristo, rimanere prete. E' meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di ?scomunica?, disposte e normate in maniera del tutto definitiva dalla autorità ecclesiastica.

I preti che compiono atti offensivi contro i bambini, come lo stesso Mons. Fisichella ha dichiarato insieme a me ad "Annozero", non dovevano diventare preti e non devono fare i preti.

 Mi appello ai vescovi ed ai miei confratelli sacerdoti: la credibilità nella Chiesa è data dalla testimonianza coerente. Una testimonianza della verità che implicherà sì persecuzioni, ma anche la conquista della vera libertà in Gesù Cristo. Come anche la gioia di essere servitori nella Chiesa e nella Società di oggi, per il bene di tutti.

L?abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e contro tutta la comunità cristiana. Non possiamo permettere che un bambino ci rimproveri: tu non eri dalla mia parte!

 La presente lettera se condivisa può essere sottoscritta, basta inviare una email a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ; oppure un fax allo 0931 823160.

 Avola, 3 luglio 2007

 
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gli operatorI e volontari di METER
e da don Fortunato Di Noto

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