Pedopornografia sul web: indagine in 17 città

Diversi collegamenti sono stati fatti da pubblici uffici e luoghi di lavoro
Pedopornografia sul web: indagine in 17 città
 
Individuate dalla polizia 4 comunità virtuali che operavano su Internet in cui ci si scambiava materiale pedo-pornografico
 
- Numerose perquisizioni domiciliari nei confronti di decine di indagati per i reati di detenzione di materiale pedo-pornografico sono state compiute dalla polizia postale e delle comunicazioni di Catania su disposizione della procura distrettuale. L'indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Gennaro e dal sostituto procuratore Danilo De Simone ed è rivolta contro la pornografia minorile su internet. In particolare, su segnalazione dell'associazione Meter, sono state individuate e monitorate quattro comunità virtuali che operavano su Internet in cui i partecipanti (l'iscrizione era obbligatoria) si scambiavano materiale pedo-pornografico. Diversi collegamenti sono stati fatti da pubblici uffici e luoghi di lavoro. Le indagini della polizia postale sono state svolte con attività sotto copertura finalizzata all'individuazione degli iscritti italiani alle comunità.
CITTA' - Le città interessate dalle perquisizioni sono state: Agrigento, Trapani, Roma, Perugia Brindisi, Brescia, Bologna, Torino, Pescara, Teramo, Milano, Grosseto, Bolzano, Napoli, Pisa, Udine e Pavia. Oltre mille gli utenti stranieri delle comunità, la maggior parte dei quali proveniente da Usa, Olanda, Germania, Francia, Spagna, Gran Bretagna e Belgio. Utenti anche dei paesi arabi e del sud est asiatico. Materiale informatico e di altra natura come videocassette, scritti e indumenti intimi di minori, è stato sequestrato durante le perquisizioni. In alcune sedi di lavoro degli indagati sono state contestate violazioni della normativa sul diritto d' autore.
29 ottobre 2005

Arrestati due recidivi e denunciate altre 7 persone a Napoli e Firenze

La scoperta della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Trento
Arrestati due recidivi e denunciate altre 7 persone a Napoli e Firenze
Telefonini, chat virtuali e Mms
per adescare bambine online
Oltre trecento ragazzine coinvolte in tutta Italia

TRENTO - Mms contenenti fotografie pornografiche in cambio di ricariche telefoniche. Questa la richiesta che due pedofili inviavano tramite Sms a due ragazzine dodicenni di Trento, che erano solite frequentare chat grazie a telefonini di ultima generazione. "Piazze virtuali" per dialogare e incontrare coetanei, che però si rivelavano delle trappole. La scoperta dopo la denuncia dei genitori delle due ragazzine, che si sono accorti che sui cellulari delle proprie figlie continuavano ad arrivare messaggini "particolari".

Le indagini della Polizia Postale, svolte in diverse province d'Italia, hanno portato all'arresto di due pedofili: un quarantaduenne di Napoli, che solo sei mesi fa era uscito dal carcere dopo aver scontato otto anni di reclusione per violenza sessuale su minori, e un magazziniere trentaduenne di Firenze, anche lui recidivo. Oltre a loro sono stati denunciate altre sette persone e sono stati sequestrati 70 telefoni cellulari.
Le bambine coinvolte erano oltre trecento, e il metodo che i pedofili avevano ideato era relativamente semplice: prima si inserivano nella chat fingendo di essere coetanei delle bambine, poi si facevano dare il loro numero di telefono in cambio di presunte ricariche telefoniche. Alcuni giorni dopo arrivavano le richieste di foto, che diventavano via via sempre più esplicite.

Secondo l'associazione Meter, fondata da don Fortunato di Noto, la pedofilia in rete è un fenomeno in crescita e quasi incontrollato: "Non vogliamo mettere sotto accusa la famiglia, né tantomeno Internet - ha detto il sacerdote che da anni combatte la pedofilia, presentando una campagna informativa contro la pedofilia rivolta proprio ai minori - ma l'assenza dei genitori affianco ai figli genera vuoti esistenziali. Navigare online è educativo ed è una grande opportunità di libertà, di democrazia e di comunicazione, ma come in ogni cosa l'attenzione è l'elemento di fondamentale importanza".

(5 ottobre 2005 – Repubblica )