Minori: Enna, convegno con don Fortunato Di Noto

Minori: Enna, convegno con don Fortunato Di Noto

"Meter: un servizio per l'infanzia. Impegno contro l'abuso fisico, psicologico e sessuale".

La collaborazione con l'associazione "meter" di don Fortunato di Noto è il frutto di un percorso che inizia con il Meeting diocesano dei giovani di Maggio e si concretizza con il festagrest 2004 dove gli operatori giovanili hanno manifestato la necessità di un servizio che difenda i diritti dei bambini e li sostenga contro gli abusi.

Il Convegno, organizzato da Meter e dall'Ufficio di Pastorale giovanile della Diocesi di Piazza Armerina, e che ha ottenuto anche il patrocinio dell'Assessorato Regionale ai beni culturali e del Comune di Enna, si inserisce in un percorso e progetto pastorale e sociale per l'apertura dello "Sportello Meter" nella città di Enna.

Il Convegno si svolgerà ad Enna presso la Sala Cerere, venerdì 29 ottobre alle ore 18,00

Gli "Sportelli Meter" rappresentano uno dei progetti di presenza nel territorio nazionale ed estero dell'Associazione Meter fondata e diretta da don Fortunato Di Noto. L'équipe Meter di concerto con l'ufficio di pastorale giovanile della nostra diocesi porta avanti con entusiasmo l'intenzione di portare in tutte le città, le parrocchie, una presenza di operatori attenti alla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza.

Al Convegno interverrà don Fortunato Di Noto, presidente dell'Associazione Meter, Maria Suma, avvocato e vicepresidente, i membri dell'équipe che presenteranno l'attività e i servizi per l'infanzia messi in atto da Meter, quali il Centro di Ascolto e di prima accoglienza e gli Sportelli Meter operanti nel territorio nazionale con le collaborazioni estere, il monitoraggio della rete Internet (contro la pedofilia online) e il protocollo di intesa con la Polizia Postale e delle Comunicazioni, il servizio del "Numero Verde" nazionale.

Saranno presenti inoltre, il vescovo Mons. Pennisi, l'on.le Alessandro Pagano, assessore regionale ai beni culturali, il sindaco di Enna, Rosario Ardica, e l'assessore ai servizi sociali Salvatore Sanfilippo. Introdurrà i lavori a Enzo Madonia, direttore diocesano dell'ufficio di pastorale giovanile. Modera il convegno don Giuseppe Fausciana, Direttori diocesano dello stesso ufficio.

"La mala educacion"

"La mala educacion"
San Benedetto del Tronto | Il film arrivato da noi con un curioso ritardo di sei mesi, racconta la pedofilia nei collegi spagnoli
di Tonino Armata
Padre Manolo, il salesiano che violenta gli allievi, non somiglia, neppure lontanamente, ai veri salesiani né tanto meno, ai salesiani eroi popolari dello sceneggiato su don Bosco, andato in onda su Rai uno. Al contrario qui è tutto un crescendo bruegheliano sulle imprese maniacali dei salesiani pedofili e omosessuali, vent'anni di stupri, omicidi e ricatti, al punto che, alla fine, in una sarabanda infernale di perversioni maschili, non si capisce più se il film è contro i preti o contro i preti ineluttabilmente omosessuali o, involontariamente, contro gli omosessuali.
Il film-scandalo di Pedro Almodovar, arrivato in Italia con un curioso ritardo di sei mesi, denuncia non l'educazione repressiva dei salesiani, ma la loro presunta ossessione pedofila. E arrivato, questo La mala educacion, in Italia che proprio ai preti affida non solo l'educazione dei bambini, ma anche la soluzione dei principali problemi sociali, economici, etici e politici: dalla lotta alla prostituzione gestita da don Benzi, al recupero dei tossicodipendenti, consegnati a padre Eligio o a don Ciotti o a don Picchi o a don Gallo o a quel don Gelmini che "per amore" si spinse fino a inocularsi il virus dell'Aids. Il film, che è un concentrato di feroce pederastia pretesca, atterra in Italia che ha ispirato la legge sulla fecondazione assistita ai dogmi della Chiesa, un'Italia dove perfino la lotta a quella stessa pedofilia che Almodovar imputa ai preti è stata appaltata dal governo a un prete, don Di Noto.
Nella fiction di Rai uno su don Bosco, seguita da otto milioni di spettatori, i salesiani erano gli educatori appassionati che salvavano i figli del popolo da un destino di violenza e di ignoranza, mentre nel film di Almodovar gestiscono collegi-lager e il direttore del convitto, padre Manolo appunto, piomba furioso, geloso e infoiato, nei gabinetti dove i ragazzini, già naturalmente omosessuali, si appartano di notte in cerca d'amore. Padre Manolo si circonda di assistenti-aguzzini, mentre altri preti, complici laidi e cinici, improntano al più sordido sadomadochismo perfino le partite di calcio e gli sport che pure hanno reso famosi gli oratori.

Con vicende intrecciatissime e ad incastro, che cominciano nella dittatura franchista e continuano fin oltre gli anni Ottanta, il film racconta le imprese maniacali del prete, il quale, pure quando si spreta, nella Spagna liberata, ancora corrompe e uccide e violenta senza mai abiurare la sua feroce pederastia, quale che sia il regime politico. Un film maschile di uomini schiavi del desiderio. E le donne, infatti, sono abolite.

Se si esclude una vecchia madre dolente, le donne non esistono neppure nel ruolo di passanti, proprio come vorrebbe, per inquietante coincidenza, la censura komeinista che vieta il cinema alle donne. Ma soprattutto, con questo nero e terribile Almodovar, la Spagna, che fu il paese dello strapotere della Santa Inquisizione, torna a sede d'elezione dei preti abominevoli che nascondevano il pugnale dietro il sorriso, confessavano con la "garrota", confortavano con la "mordaza", benedivano con la "culla di Giuda". Solo che qui gli strumenti di tortura sono il pene, il ricatto, il danaro, la droga, le smanie del corpo.
Di sicuro il film riprende l'antica vena anarco-anticlericale dei grandi spagnoli, quella di Brunnuel, ma in un mondo, il nostro, che sta conoscendo una sorta di "globalizzazione imamica", con i religiosi a decidere le sorti della politica e della geopolitica, e non solo nei paesi islamici, ma anche in Occidente e soprattutto in Italia dove c'è controversia che implori un passaggio di un parroco, di un cardinale, di un vescovo, di un santo.

Secondo gli interessanti dati diffusi dai radicali, nelle reti televisive nazionali la presenza dei preti nel corso del 2004 ha superato quelle del governo, dell'opposizione e delle forze politiche: qui ci sono i demonologi padre Amorth e don Balducci, lì c'è l'intrattenitore don Mazzi, su un altro canale don Baget Bozzo litiga con il non global don Gallo…E' un'Italia confusa che chiede lumi al cardinale Tonini e dove il film di Almodovar, così truce e surreale, finisce con il legittimare, per effetto paradosso, proprio l'invasività abnorme della clericalità.
Diciamo la verità: i salesiani di Almodovar non somigliano ai preti d'Italia. E' vero che non esistono statistiche italiane su abusi e perversioni sessuali di preti e suore contro i bambini, ma chiunque frequenti una scuola cattolica sa che molti dei nostri preti hanno la stessa faccia dei nostri laici, sono bravi e pessimi, pervertiti e candidi.

E per ogni prete pedofilo ci sono dieci preti antipedofili che scovano i criminali su Internet, e ci sono preti operai e preti antimafia, per ogni zoticone in tonaca ci sono dieci raffinati intellettuali. La chiesa, ha preti adatti a questa nostra strana Italia che è il concentrato di tutte le libertà, di tutti gli azzardi e di tutte le generosità di un paese moderno, laico e responsabile nella vita di tutti i giorni, benché questo spirito laico così diffuso diventi purtroppo minoranza nella rappresentanza politica. Il protagonismo dei nostri preti non proviene da una lunga abitudine al comando, ma da una forte inadeguatezza del personale politico. Altrove, come in Spagna, può esserci stato, e forse può ancora esserci, un fondamentalismo evangelico diffuso, ma in Italia il prete è come il magistrato, supplisce e surroga la politica ogni volta che può.
Per finire, consiglio di andare a vedere il film, perché certamente merita, ma non prendetelo come un manifesto di verità e di liberazione, finirete con il fare il gioco del cardinale Ratzinger, il quale, nella Mala educacion troverà gli omosessuali come sempre li ha pensati e denunziati, calunniati e forse anche sognati: mostri sociali, orrori della natura

Uno sportello a tutela dell'infanzia

Uno sportello a tutela dell'infanzia

Prostituzione, pornografia, sfruttamento sessuale sono alcune delle trappole a volte impercettibili rivolte ai bambini di tutto il mondo. Fatti macabri a cui spesso non ci si può sottrarre, soprattutto quando è il fanciullo, a divenire obiettivo del pedofilo, impotente di fronte a menti contorte che trovano nell’abuso su minori oltre ad un piacere smodato ma indefinibile, stranamente assiduo e persistente, un giro economico molto vasto che oggi allunga sempre più i suoi tentacoli verso la massima tecnologia.
I siti pedopornografici commerciali, la divulgazione incontrollata e la loro continua evoluzione per la promozione sono sempre più diffusi. Dal 1996 al 2003 i siti sono aumentati del 200%, questo perché la figura del pedofilo ha rinnovato la sua maschera cercando di far trapelare un concetto di pedofilia “pulita” senza sensi di colpa, che può essere accettata dalla società. Della vita dei bambini si fa mercato, a discapito di una sana crescita mentale e fisica dell’individuo a cui viene abusivamente sottratta la propria identità.
Spesso il dramma della pedofilia si consuma e si chiude silenziosamente nelle nostre fucine. La denuncia non ha eco, il bambino subisce e lo stato omertoso si propaga. Il lavoro della polizia postale delle comunicazioni e autorità di polizia internazionale, Fbi, Interpool grazie all’aiuto concreto di associazioni sono venuti a capo di una rete molto vasta di abusi sessuali.
Abbiamo voluto parlare di questo dramma con don Fortunato Di Noto, il fondatore dell’associazione Onlus “Meter” che ha aperto uno “Sportello” a tutela dell’infanzia anche a Gela. – Don Di Noto, la pedofilia affonda le proprie radici nel passato, quando l’atto dell’abuso non era ancora ritenuto un reato. Come, questo “male”, si è sviluppato nel tempo?
"La pedofilia è un fenomeno complesso, che nasce con l’uomo e che nel tempo ha assunto tanti significati. L’abuso sessuale dei bambini si alimenta per un filone trasversale caratterizzato dalla famiglia bipolare ma nomade. Questo porta ad accorgersi troppo dardi del disagio del figlio che spesso denuncia il suo problema lanciando segnali che hanno bisogno di attenzione". – Lei da tempo si occupa di una Associazione che porta aiuto concreto alle vittime degli abusi sessuali, in che modo si può intervenire sul problema?
"Innanzitutto denunciando l’abuso. Il più delle volte si conosce il proprio carnefice e segnalarlo non risulta complesso. Chiudere in un clan il reato significa alimentarlo e collaborare con esso. Nel 1989 ho visto bambini di 4 anni violentati, immagini, situazioni. Bisogna dare una strada nuova e bloccare questo circolo vizioso".
– C’è una situazione di abusi preoccupante che ricorda in particolar modo?
"Una statistica effettuata dalla Proc della Corte d’Appello di Caltanissetta dove si segnalava che nel 2002 sedici minorenni avevano abusato su minorenni. E’ una cosa terribile. C’è un libro scritto da pedofili e tradotto in varie lingue, dove uno di questi scrive “…prima di denunciare, chiedete se a vostra figlia è piaciuto”. Ciò dimostra che ha volte il problema è più grande e grave di quanto si possa pensare".
– In Sicilia quanti casi di pedofilia sono stati registrati negli ultimi anni?
"Dal 2003 sono 279 i casi di consulenza per la pedofilia on-line, il 56% ci ha contattato per una consulenza psicologica. La Sicilia è la quarta regione per abusi sessuali dopo la Lombardia, il Veneto e il Piemonte".
– Il progetto “Meter” si insedia anche a Gela, per dare anche assistenza oltre che a registrare segnalazioni?
"Si, Meter è un progetto culturale, fatto di servizi sociali bene attivi. Oltre alle segnalazioni preferiamo un contatto diretto con la gente, interveniamo anche nei processi penali. Siamo riusciti col nostro percorso ad arrivare a Gela, anche grazie all’aiuto di don Giuseppe Fausciana ed Enzo Madonia. Opereremo per migliorare la qualità della vita dei bambini e degli adolescenti, per un buono sviluppo psico-fisico e per salvarli dall’incubo degli abusi".