A Mandrisio per parlare di pedofilia

Di Antonino D'Anna Si parla di  Corpi da gioco

  29 ottobre 2010

Milano-Mandrisio - Sono qua su questo treno, diretto a Cremona, per fare, ancora una volta, il mio mestiere di giornalista, ed ecco che mi trovo a riflettere sul bello di questa professione. Una professione che in fondo ha l’innegabile pregio di non avere un ambiente di lavoro fisso (almeno per chi se lo può permettere) e in cui il tuo ufficio è nientemeno che il mondo. Sono sempre stato insofferente agli uffici chiusi ed è bello questo mestiere, se hai voglia di vedere cose nuove.Ecco, pensando a proposito di cose nuove, dico anche che si possono vedere cose non piacevoli, specialmente in Rete. Mi riferisco alle immagini e lo spaccio di video pedopornografici, di cui mi occupo come portavoce dell’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto. Un ruolo che mi ha visto scrivere con lui, don Di Noto, un libro, Corpi da gioco, prima pubblicato per la siciliana EdiArgo e poi con Elledici.

Un libro che mi è costato pubblicare, visto che anche in certi ambienti sedicenti cattolici, con molta ipocrisia, mi sono visto declinare l’offerta del manoscritto. Lode a Elledici che ha trovato il coraggio di stamparne questa seconda edizione.Non sono qua per fare scandalismi o accuse, tutt’altro. Questo “piccolo libro coraggioso”, com’ebbe a definirlo il grande Giuseppe De Carli, grande vaticanista e grande uomo morto qualche mese fa (una morte che non riesco ancora oggi ad accettare) getta una luce su interrogativi inquietanti. E scopre che in giro c’è tanta ignoranza. Per molti queste storie sono “esagerazioni” e per tanti il pedofilo è la “classica” figura del vecchio che si cala i pantaloni davanti alle ragazzine. Niente di più falso: è soprattutto un crimine, con bambini da pochi giorni a 12 anni presi per pochi dollari e filmati nel corso di stupri. Spesso i bambini viaggiano sugli stessi percorsi delle sigarette di contrabbando, pensateci se avete voglia di fare  “furbi”.

In Italia circolano ogni notte 7.000 minori non accompagnati, e nessuno sa chi sono. A nessuno, in fondo, interessa. A nessuno, in fondo, interessa sapere che la pedofilia ha due livelli di cui uno di
appoggio politico, e basterebbe leggere le cronache di una decina di anni fa per rendersene conto. A nessuno interessa sapere che la pedofilia non è solo un problema di una piccolissima parte del clero,farabutti ordinati da idioti che hanno così creduto di arginare il problema delle vocazioni e contro i quali la voce di questo Papa si è levata, nobile e coraggiosa, con forza. Conta solo la polemica e il morboso. Ma non è giornalismo.

Del resto, il caso Scazzi ne è l’ennesima riprova, con il circo di nani e ballerine che ci viene ammannito ogni giorno da tutti i media. Ogni volta Sarah Scazzi muore assassinata sotto i colpi delle parole di intellettuali e opinionisti un tanto al chilo. Sciacalli che evidentemente non amano i propri figli, figuriamoci la Scazzi, vanno sul luogo del delitto con viaggi organizzati. Non c’è vergogna, non c’è rispetto per i morti. Solo “bunga-bunga” e immondizie varie ed eventuali in questa Italia che spia dal buco della serratura.

Di questo ho parlato con gli amici di Mendrisio, Svizzera, alla fine di un viaggio avventuroso con una macchina che mi ha piantato prima del confine. Non è stato facile arrivare, ma il messaggio è passato: possiamo fare sempre qualcosa, contro la pedofilia e contro l’immondizia. Basta semplicemente avere il coraggio di andare controcorrente e, alzando un ditino, chiedere sempre “perché”. Il silenzio ingrassa i mostri, rendiamogli la vita difficile.