CASA METER "Un sogno ventennale che si realizza"

“Un sogno ventennale che si realizza”. Così don Fortunato Di Noto commenta al Copercom la prossima inaugurazione di Casa “Meter” (ad Avola - Siracusa - l'8 dicembre). “Rappresenta un impegno concreto e una risposta che l’Associazione vuole dare al territorio siciliano e nazionale. Si tratta di una struttura complessa che offre una serie di servizi (una diaconia) volti alla promozione della famiglia e al bene dei minori”. La missione di Meter, infatti, “è garantire un aiuto concreto all’infanzia, tutelando i diritti dei bambini, soprattutto di quelli la cui innocenza è stata violata”.La Casa (nella foto), spiega il fondatore, “accoglierà in maniera professionale e competente, oltre che ‘familiare’, i bambini che si trovano in situazioni di disagio, vittime di abuso e pedofilia (anche online) offrendo loro la possibilità di elaborare e affrontare l’esperienza traumatica vissuta”. È “un luogo vitale per arginare il disagio pesantissimo generato dagli abusi all’infanzia in circostante drammatiche”. È “un sogno ventennale che si realizza, un dono del Signore e della Vergine Maria”. Casa “Meter”, conclude il sacerdote, è “una risposta concreta a chi vive nelle periferie del mondo. Di questo abbiamo scritto a Papa Francesco...”.

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Pedofilia, la missione di Don Di Noto: «Così combatto gli orchi»

dondinoto con volontari-meter
Don Fortunato Di Noto con alcuni collaboratori dell'Associazione Meter fondata per combattere la pedofilia e la pedopornografia su Internet.

di Giuliana Covella

ROMA – Mai nessuno aveva pensato di far intitolare una piazza ad una vittima di pedofilia. Loro lo hanno fatto, ad Aidone, in provincia di Enna, dove dallo scorso luglio esiste piazza Vincenzina Sudano, una bimba abusata da un orco che tutti vogliono ricordare nel suo paese, ma anche in altre città d’Italia. Almeno è ciò che i volontari dell’associazione Meter provano a fare dal 1989. Lottare contro la violenza sui minori e per l’affermazione e la tutela dei diritti dell’infanzia. Eccola la missione di don Fortunato Di Noto. Da ventiquattro anni, insieme ai volontari della onlus che ha sede ad Avola, nel Siracusano, don Di Noto combatte gli orchi che si nascondono dietro padri, fratelli, zii, cugini, amici di famiglia o vicini di casa insospettabili. In continuo contatto con gli uffici della Polizia postale, i soci di Meter segnalano ogni giorno centinaia di abusi, violenze e maltrattamenti su minori attraverso siti pedopornografici, portali web, community che agiscono indisturbati in rete.

I NUMERI – I dati relativi al 2012, ultimo report dell’associazione, parlano di oltre 100.000 siti pedofili e pedopornografici, con una diminuzione rispetto al 2011: si è passati da 20.390 a 15.946 nel web “visibile”. In pauroso aumento invece la presenza della produzione, divulgazione e detenzione di materiale pedofilo e di abusi sui bambini: nel “deep web” sono 56.357 quelli monitorati in un solo anno. Crescono i social network, con 1.274 segnalazioni rispetto alle 1.087 del 2011. I casi seguiti al Centro di ascolto e accoglienza sono stati 61 rispetto ai 28 dello scorso anno (dal 2002 al 2012 sono stati in totale 951). Le consulenze telefoniche 839. Nella prevenzione sono state incontrate 18.600 persone, tra cui 8190 studenti. Nell’ambito della prevenzione nella Chiesa sono state coinvolte  13 diocesi.

IL WEB – Sconcertante e incontrollabile il “deep web”, con 56.357 siti monitorati e segnalati. Questa parte nascosta del web è diventata il luogo ideale di coloro che delinquono da tutto il mondo. Un mondo nascosto vasto circa 550 volte rispetto al web visibile (i file emersi sono circa 2 miliardi, quelli sommersi 550 miliardi). Ma che cosa fa Meter, oltre a segnalare e denunciare le minacce che arrivano dal web? Offre una serie indispensabile di servizi quali il Centro di primo ascolto, i corsi di formazione, la biblioteca, il cineforum per bambini, il laboratorio equosolidale di ceramica. Ma soprattutto la Casa Meter per i piccoli violati che vivono in particolari condizioni di disagio economico. Tutto – va detto – senza alcun finanziamento pubblico e senza dimenticare mai la tutela dei diritti dei minori, come l’ultima denuncia sui portali degli scrittori pedofili inviata a Polizia postale e Procura distrettuale di Catania.

LA DENUNCIA  – Si tratta di un sito dove si riuniscono virtualmente gli orchi, tra cui molti italiani, che rendono pubbliche le loro perversioni in forma letteraria: racconti erotici, ma soprattutto pedopornografici che hanno come protagonisti minori che vengono violentati. Stupri paradossalmente e orribilmente “giustificati”: il “disclaimer” del sito, infatti,  recita che, trattandosi di “opere di fantasia”, è possibile pubblicarle. «Sono esseri viscidi – tuona don Fortunato -. Ma come si fa a dire che “sono solo idee, immaginazione”? Così fanno i negazionisti del nazismo e dei campi di concentramento quando dicono che la soluzione finale era solo un’idea. Chiediamo alla magistratura la chiusura immediata del portale e di aprire un’indagine per istigazione alla pedofilia e alla sua pratica».

Giornata mondiale dell’Infanzia tra luci e ombre

Si celebra domani la Giornata mondiale dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Un appuntamento importante in occasione del quale vengono organizzate tante iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica. Ma a che punto è la tutela dell’infanzia rispetto agli abusi? Ne abbiamo parlato con don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’associazione “Meter”, unico sacerdote al mondo specializzato nell’attività di prevenzione sul web, tanto da essere invitato a presenziare a conferenze internazionali e incontri di approfondimento. Il giovane pastore incarna il volto della Chiesa di Benedetto XVI e di Papa Francesco, sempre in prima linea in questa grande battaglia di civiltà che richiede impegno e dedizione.

Dal punto di vista normativo come si può definire la situazione dell’Italia?

Da un punto di vista normativo l’Italia ha una legislazione adeguata; anzi su certi aspetti siamo stati innovativi. Come, ad esempio, sulla lotta alla pedo-pornografia. Il vero problema è un altro.

Quale?

Le risorse. Con la spending review, per carità legittima, le risorse destinate alla infanzia e, quindi, alla famiglia, sono venute a mancare. In altre parole abbiamo più leggi ma meno risorse. Questo accade anche perché certe lobby, farmaceutiche o legate alla gestione di determinati servizi – mi riferisco agli asili nido o alle mense per i bambini disabili – non hanno alcun interesse a superare le differenze che esistono tra diverse aree del Paese.

Insomma la sensibilizzazione c’è, ma mancano i soldi per essere operativi…

È esattamente così. Ma, a mio avviso, in occasione della Giornata mondiale dell’Infanzia e l’Adolescenza, va denunciato anche un altro pericolo.

A cosa si riferisce?

I bambini stanno diventando un elemento di scontro politico-ideologico. Pensiamo a tutte le polemiche che stanno nascendo sulla questione gender, sulla educazione sessuale, sulle adozioni a coppie omosessuali. Stiamo correndo un rischio gravissimo. L’infanzia è, ormai, uno strumento di lotta politica. Ciò implica che molti, invece di difendere i diritti dei bambini in base alla Carta dei diritti del fanciullo, pensano ai propri interessi di bottega. E questo non va bene…

Cosa si può fare per uscire da questo tunnel?

Sono convinto che la mobilitazione culturale debba necessariamente proseguire. Nel contempo, chi amministra non può limitarsi alla adozione di criteri ragionieristici nella gestione della cosa pubblica. I tagli alla spesa pubblica vanno fatti, ma senza incidere sull’infanzia. In questo ambito il volontariato svolge un ruolo decisivo. Senza aiuti da parte dello Stato, tuttavia, non si va da nessuna parte. Meter, l’associazione che ho fondato e che presiedo, non si limita solo alla sorveglianza del web a caccia degli orchi ma espleta una serie di attività basandosi unicamente sull’apporto dei volontari e dei sostenitori. Se con poco facciamo tanto vorremmo fare di più con un po’ di più...

di  LA VOCE SOCIALE

Oggi esplode il caso delle baby-squillo, internet viaggia tra ambiguità e opportunità

Il fisico di Bud Spencer. Il cuore di Frà Cristoforo.
Trent'anni fa lanciò un allarme: “ci sono bambini orfani con genitori vivi”. Sembrava un controsenso: oggi è cronaca. Nel frattempo, don Fortunato Di Noto – parroco di Avola e fondatore di Associazione Meter – iniziò a fare di internet una “periferia esistenziale” da abitare. La lotta contro la pedofilia e la pedopornografia, le esistenze digitali e la tratta dei bambini, il rischio della prostituzione virtuale. Reiteratamente minacciato di morte dalle grandi lobby pedofile, ogni mattino ricomincia per organizzare la speranza. Facendo di un monitor il suo punto di meditazione sul mondo: “mi sono affascinato di questo mondo negli anni '80 – confida don Di Noto -: allora era estraneo alle preghiere e alla vita della Chiesa. Intuivo, però, che avrebbe cambiato le relazioni, che l'etica sarebbe ben presto diventata estetica e, quindi, avrebbe chiesto anche nuovi strumenti di comprensione. Decisi di abitarlo, pur sapendo che non avrebbe mai potuto sostituire quello reale”. Abitare per smascherare, denunciare, proteggere: “in trent'anni di attività – specifica – Meter ha segnalato più di un milione di siti pedofili e pedopornografici, seguito oltre 1200 persone vittime di abusi, consegnato alla giustizia di tutto il mondo migliaia di sfruttatori di tutte le estrazioni sociali”. Incrociando on-line la sofferenza ambigua dell'umanità, questo prete ha inaugurato una chiesa che è come un “ospedale da campo” per internet: un pronto soccorso di Dio dove l'urgenza è di strappare l'umano dalle unghie del disumano. Forse anche della banalizzazione.
Trent'anni dopo la Chiesa (pure lei naufraga dentro quest'ambiguità) bussa alla sua porta e chiede aiuto. Oggi esplode il caso delle baby-squillo, internet viaggia tra ambiguità e opportunità, certe adolescenze sembrano inspiegabili. Vietato distrarsi: nella storia gli sbadigli hanno fatto più danni di tutte le polveri da sparo. “Sono storie giovani disperatamente alla ricerca di qualcuno che si fermi accanto a loro e li aiuti a scovare il senso della loro vita, a leggere il proprio volto, a decifrarne le loro nudità – riflette -: la tendenza è quella di avere il volto e la storia degli altri, la vergogna di non avere fascino alcuno. Cerco una risposta a questa domanda, senza mai dimenticare chi sono, da dove vengo e verso dove sto andando”. Non fa sconti quest'uomo che traffica sogni, la sua è voce di chi non ha voce, voce di chi non vuol parlare e vorrebbe zittire la sua voce: “il problema non è generare dei figli ma diventare dei genitori e dei punti di riferimento per loro – attacca don Di Noto -. C'è una distrazione pesantissima verso i giovani, quasi un'indifferenza alla quale tanti di loro rispondono immergendosi con un clic dentro un modo spesse volte immaginario. La mia tristezza è la percezione di un silenzio diffuso riguardo a quest'urgenza”. Il suo non è il linguaggio della tragedia, ma l'urgenza di una nuova educazione capace di abbandonare i vecchi clichè di comprensione: “sono adolescenti che nell'epoca massima della comunicazione faticano a parlare di sé: dei loro desideri e dei loro sogni, delle loro aspirazione e ferite. E' sempre più urgente che qualcuno torni a giocare in perdita con loro, riabbracci la sfida di ascoltarli, navighi dentro la fragilità della loro anima”. Papa Francesco ha fatto della “periferia” una litania del suo pontificato. Questo prete siciliano da decenni ha scelto queste “favelas tecnologiche” come terra di missione: “sono luoghi di povertà affettiva – conclude -. E quando latita l'affetto, gli avvoltoi sono all'opera, ovunque. In questo abbandono, Associazione Meter ha piantato la tenda: per dare accoglienza a chi avverte di non reggere l'urto delle burrasche”.
Il tempo è scaduto e lui saluta. Rimane una sensazione: aver incrociato uno sguardo capace di intravedere anzitempo ciò che diverrà ovvio. Lo sguardo dei profeti: quelli che non prevedono il futuro ma sanno leggere il presente.

Scritto da don Marco Pozza (da Il Mattino di Padova, 12 novembre 2013)