Nel nome del Padre LA CHIESA/ IL CONCLAVE

«Grati a Ratzinger per il coraggio dimostrato

Gli abusi sui minori? Vera emergenza globale»
e la ferma condanna di quanti hanno insozzato  il sacramento dell’ordine sacro («Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato

 

«Il rinnovamento all’interno della Chiesa passa attraverso l’attenzione  che sarà riservata  ai bambini e al grido di dolore di quanti hanno subìto violenza e delle loro famiglie». Don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore dell’associazione “Meter onlus” di Avola (Siracusa), da anni combatte la sua battaglia in difesa dell’infanzia violata senza guardare in faccia a nessuno. E, soprattutto,  senza nascondere le colpe di sacerdoti e religiosi coinvolti in vicende così drammatiche.

Quando, l’11 febbraio scorso, Benedetto XVI ha annunciato la propria decisione di rinunciare al soglio pontificio, molti hanno pensato che gli abusi sui minori commessi da esponenti del clero cattolico  in diverse parti del mondo potessero  aver avuto una qualche influenza. Ratzinger non avrebbe retto al peso dei tanti scandali. Di qui la scelta di passare la mano ad un pastore più giovane ed energico.

Don Di Noto non crede a questa tesi: «Dobbiamo, invece, essere grati al Papa emerito per il coraggio dimostrato e per la capacità di caricarsi sulle spalle i peccati de- gli altri con l’obiettivo  di purificare la Chiesa e guarirla». Nella mente e nel cuore dei fedeli sono tuttora  impresse in maniera indelebile le parole di sgomento e vergogna contenute nella Lettera ai cattolici d’Irlanda (2010) vergogna e disonore sui vostri confratelli. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato  alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa. Vi esorto ad esamina- re la vostra coscienza, ad assumervi la responsabilità dei peccati che avete commesso e ad esprimere con umiltà il vostro rincrescimento»).

Come se non bastasse, a pochi giorni dalla fine del pontificato,  è arrivata la notizia delle dimissioni da arcivescovo  di St. Andrews e Edimburgo del cardinale scozzese Keith O’Brien, il più alto prelato cattolico  nel Regno Unito, accusato di «comportamento inappropriato» nei confronti di tre sacerdoti e di un quarto che in seguito ha lasciato l’abito talare.  L’ennesima tegola,  dunque. I  cui effetti sono stati sol- tanto parzialmente mitigati dalla decisione di non prende- re parte alla elezione, nel suggestivo scenario  della Cappella Sistina, del 268esimo vescovo di Roma e capo  della Chiesa universale. Per fortuna tra i partecipanti al Conclave figura il cardinale Sean Patrick O’Malley, già missionario nelle Isole Vergini, al quale si deve la straordinaria  rifioritura della Diocesi di Boston, sgretolata dallo scandalo pedofilia che aveva costretto  alle dimissioni il cardinale Bernard Law. Una figura di altissimo profilo morale, chiamata a gestire centinaia di casi di molestie insabbiati con preti spostati  da una parrocchia  all’altra e, dunque, di fatto, lasciati nella condizione di reiterare le condotte  illecite.  Da umile seguace di San Francesco, il porporato,  frate cappuccino, ha avviato un percorso di purificazione e risanamento, giungendo, per fronteggiare l’enorme mole di richieste di risarcimento,  a mettere in vendita l’episcopio,  ritirandosi  a vivere in una cella monastica.

Fu lui ad accompagnare alcune vittime a Washington, nell’aprile 2008, all’incontro  commovente con Benedetto  XVI e a consegnare nelle sue mani l’elenco contenente i nomi di circa mille persone che aveva no subito violenze sessuali da parte di esponenti del clero negli ultimi decenni, perché il Papa potesse ricordarli nelle sue preghiere. È evidente che nel confrontarsi  tra di loro  sul futuro  della Chiesa i cardinali elettori  affronteranno anche il nodo della strategia da adottare per contrastare  efficacemente il grave fenomeno. E chissà che qualcuno non decida di chiedere consiglio proprio a don Di Noto che è diventato  uno dei massimi esperti al mondo, giungendo a mettere a punto una metodologia per prevenire i casi all’interno delle diocesi. «Chi non è dalla parte dei bambini – afferma il giovane ma religioso siciliano – non è di Gesù Cristo,  è fuori dalla comunione ecclesiale». «Gli abusi sui minori – continua – tanto diffusi sia a livello familiare che sociale costituiscono una ferita che umilia, ancor più se compiuti da persone consacrate».

Nei giorni scorsi, nella Sala Marconi della Radio Vaticana, sono stati illustrati alla stampa i risultati del Rapporto annuale redatto  dagli operatori  dell’associazione. Per don Di Noto «i numeri esprimono la realtà degli abusi sui bambini che oggi più di ieri non può essere considerata marginale, ma una vera e propria emergenza globale. Fino a quando ci sarà qualcuno che abusa di un bambino la società, la Chiesa, e anche tutte le altre realtà religiose e non, devono impegnarsi in una rete comune affinché il volto dell’uomo rispetti i piccoli e i deboli». 

Da il Punto: CARMINE ALBORETTI