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UN BAMBINO ABUSATO RINGRAZIA IL PAPA.

LA MANINA DI GESU’, PORTA SANTA. ACCOCCOLATO DALLA CAREZZA DI PAPA FRANCESCO. UN BAMBINO ABUSATO RINGRAZIA IL PAPA. LA RIFLESSIONE DI NATALE DI DON FORTUNATO DI NOTO IN ESCLUSIVA SUL PORTALE DEL PONTIFICO CONSIGLIO JUSTITA E PAX

papa-francesco-e-un-bambinoRoma, 15/12/2015 ----- Con una toccante lettera di un bambino di 12 anni, abusato, - che, nei mesi scorsi, aveva incontrato Papa Francesco - , (accompagnato da don Fortunato Di Noto, fondatore di Meter onlus a tutela dell’infanzia), il sacerdote siciliano offre una toccante riflessione per il Natale, pubblicata – in esclusiva - dal Pontifico Consiglio Justitia e Pax (http://www.iustitiaetpax.va/content/giustiziaepace/it/archivio/news/2015/la-manina-di-gesu--porta-santa--accoccolato-dalla-carezza-di-pap.html)

IL TESTO DELLA LETTERA. «Mi sono accoccolato nella carezza di Papa Francesco. Secondo me, ama i bambini, in particolare modo quelli sofferenti, dandogli voce e rendendogli giustizia e dignità. Gridando ad alta voce il nostro dolore, condannando chi causa sofferenza e indifferenza, mettendosi dalla parte dei piccoli. Al momento della richiesta a Papa Francesco di benedirmi a nome di tutti i bambini abusati, ho notato il viso del Papa sofferente e dispiaciuto ma non ha esitato neanche un attimo a compiere il gesto di benedizione, dicendomi: coraggio. Dopo avermi benedetto, mi ha accarezzato il viso molte volte, anche quando sembrava che il suo sguardo e la sua attenzione fosse rivolta altrove, mi ci sono accoccolato, e ho visto nel suo volto luce e pace. Questa esperienza mi ha lasciato, protezione e ascolto dal Papa con i suoi gesti di tenerezza che ha agito secondo un mio desiderio, con la voglia di rendermi felice».

LA RIFLESSIONE DI DON DI NOTO. Sono le riconoscenti espressioni che un bambino di 12 anni ha voluto mandarmi dopo aver ricevuto i gesti di tenerezza e la carezza di Papa Francesco, che lo hanno reso felice. Un bambino che nella carne e nello spirito ha vissuto la negazione della sua intimità. Una ferita avvenuta dentro le mura di un luogo che doveva essere invece ‘protettivo e sicuro’. Triste e drammatica storia che gli ha rubato e negato quel luogo, sembrerebbe l’estensione dell’esperienza ‘ non c’era posto per loro”, che tristezza, spesso chi viene abusato, chi subisce violenza viene escluso, ma nella ‘casa del Papa’ è stato accolto, abbracciato, coccolato. Lo ha ‘guarito’ e riconciliato. Viva esperienza di Gesù, intensa ed emotiva partecipazione che ha aperto la felicità che è dono dell’Amore. Che sguardo d’amore accogliente e riconciliante. Quanto Amore misericordioso di Dio si è presentato nei gesti, nelle parole di chi compie la volontà di Dio.

E’ vero: solo la misericordia – ci ripete Papa Francesco - può cambiare il mondo lacerato da discordie e da divisioni e frena la mano dell’aggressore, converte la vita per chi è nell’oscurità. Perché una carezza ‘accoccola’ ed ha la potenza evocatrice della memoria del Natale di Gesù Bambino; una memoria viva, intensa, forte che supera lo sterile ostracismo ideologico di un evento che ha portato luce e speranza per chi è afflitto, perduto, violato, lacerato, calpestato, dimenticato. Tutto questo, e altro ancora, ci fa conoscere Dio Amore, che non può essere confuso con Beliar, il malvagio. Le idolatrie e le ideologie sono così pervasive e ingannatrici che possono utilizzare l’innocenza per fini e scopi disumani. Nessun bambino è un prodotto ‘commerciale’, vendibile e manipolabile.

Come non pensare a tanti piccoli (700, solo nel 2015 - fonte: Migrantes), prediletti del Signore, che in quel mare Mediterraneo hanno perso la vita. Come non pensare a chi è sfruttato, dimenticato, soppresso, lacerato nella dignità, i bambini per primi devono essere protetti e tutelati. Chi protegge un bambino è capace di proteggere il creato. Non è più tollerabile questa situazione di sfruttamento e negazione.
Quanto pianto, quante lacrime che sgorgano da chi ha un cuore vivo e non malato di egoismo. Tanto è il dolore, che ci spinge ad amare, a non chiuderci nella nostra sclerotica paura dell’altro. I nostri presepi, nelle piazze, nelle case, nelle scuole, nelle fabbriche, e spesso realizzati anche da chi si pone contro la vita, nelle periferie esistenziali ed anche ‘digitali’ saranno non statuine insignificanti, se concretizzano la speranza dell’accoglienza, della pace e della riconciliazione. Chi accoglie uno di questi piccoli, accoglie me (cfr. Mt. 10,40).

Il Natale, non è utopia, realizza il compimento di una promessa: spezzerai le catene della malvagità, rimanderai liberi gli oppressi, dividerai il pane con l’affamato, vestirai chi vedi nudo. Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto (Isaia 58, 6-8). Chi accoglie Lui diventerà luce, si trasformerà in amore operoso, concreto.
Quella carezza ‘accoccolata’, accogliamola come dalla manina di Gesù Bambino (Mt 11, 28-30). Non possiamo non donarla a chi è afflitto e disperato. È, quella manina, la prima porta carica di misericordia. È la ‘porta per i bambini’. Per tutti.