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PEDOFILIA/ METER, OPERAZIONE ODIERNA NATA DA NOSTRO INPUT.

DON DI NOTO: QUANDO CAPIRETE CHE LA VIOLENZA ONLINE NON E' VIRTUALE, MA UN DOLORE REALE? UNA VERA E PROPRIA SCHIAVITU’.

Vittime che salvano altre vittime. È grazie alla segnalazione alla Polizia Postale pesentata dai genitori di una ragazza 16enne che si erano rivolti all'Associazione Meter Onlus (www.associazionemeter.org) di don Fortunato Di Noto che oggi la Procura distrettuale della Repubblica e la Procura per i Minorenni di Catania hanno potuto disporre numerose perquisizioni domiciliari in varie città d’Italia. Le perquisizioni sono state eseguite dalla Polizia di Stato nei confronti di 20 soggetti italiani indagati per detenzione di immagini di pornografia minorile: di questi 10 sono i soggetti minorenni aventi oltre 14 anni. Due degli indagati maggiorenni avevano precedenti in materia di pornografia minorile.

LA SEGNALAZIONE E L'OPERAZIONE- L'operazione nasce dalla denuncia alla Polizia Postale di Catania dei genitori di una ragazza di anni 16, che inizialmente si erano rivolti a Meter e attraverso il Centro di ascolto e di accoglienza (che già dall’inizio dell’anno 2014 ad oggi sono più di 20 i casi seguiti, negli ultimi dieci anni 1.053). I genitori hanno raccontato che la propria figlia era stata costretta a realizzare delle immagini intime cedute a vari soggetti, soprattutto mediante sistemi di messaggistica internet quali WhatsUp. Le indagini informatiche hanno consentito di ricostruire le chat e gli invii compiute dalla minore, identificando tutti i soggetti che e avevano richieste.

COINVOLTA TUTT'ITALIA- Le città interessate dalle perquisizioni sono state: Catania, Siracusa, Ragusa, Palermo, Caltanissetta, Reggio Calabria, Potenza, Avellino, Roma, Reggio Emilia, Lucca, Milano, Torino, Cuneo, Treviso e Venezia. Durante le perquisizioni sono stati sequestrati smartphone, tablet e computer. Le prime attività svolte nel corso delle perquisizioni da parte del personale specializzato della Polizia hanno confermato la detenzione delle immagini riferibili alla minore, alcuni degli indagati avevano anche altre foto di minori verosimilmente adescate on-line.
DON DI NOTO: LA VIOLENZA ONLINE ESISTE ED E' PIU' PERICOLOSA DI QUELLA REALE - Per il presidente e fondatore di Meter don Fortunato Di Noto: “La violenza in rete è peggio di quella reale, devastante e non risparmia nessuno, soprattutto i bambini fin dalla tenera età . Queste sono le nuove forme di schiavitù e di sfruttamento sessuale sui minori, ma molti sono convinti che la parola 'virtuale' non faccia male. Invece la violenza online esiste e può essere più dolorosa e dannosa di quella fisica, reale. I fatti di oggi lo dimostrano”. Ma, aggiunge: “Quando lo capiranno tutti quelli che spesso parlano senza rendersi conto dei rischi del Web? Delle nuovo periferie digitali dove naufragano e sono vittime milioni di minori (si legga Report Meter 2014)”.
L'IMPEGNO DI METER- Continua quindi l'azione di Meter.

L’operazione della Polizia Postale di oggi è la chiara ed evidente attenzione e collaborazione tra queste due realtà (che hanno siglato un protocollo di collaborazione nel 2008), perché non si può mai lasciare sola una sola vittima. A ridosso della XIX Giornata Bambini Vittime della violenza dello sfruttamento e della indifferenza contro la pedofilia (ideata e organizzata in Italia e all’estero da Meter) che si concluderà il 3 maggio a Roma da Papa Francesco, l’operazione della Procura distrettuale della Repubblica e la Procura per i Minorenni di Catania svela il mondo invasivo e pericolosissimo della pedopornografia e delle nuove forme di schiavitù a cui i minori sono soggetti e “schiavi”.

E dove ci sono schiavi ci sono anche “schiavisti”, basti pensare che due soggetti adulti avevano già precedenti penali in materia di pornografia minorile.
MAGGIORE COLLABORAZIONE- Per don Di Noto: “Serve sempre più urgente applicare una nuova strategia di collaborazione tra la Meter Onlus, le forze Politiche e le autorità giudiziarie e investigative, per agire con tempestività all’individuazione di soggetti pericolosi che sfruttano l’ingenuità dei bambini inconsapevoli, che, non hanno minimamente la percezione della drammatica pericolosità celata sui social network”, conclude.